Wed07302014

Back BLOG Marcello Frigeri - Libera critica Benvenuti nella liberalplutocrazia

Benvenuti nella liberalplutocrazia

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Più di un mese fa scrissi su queste colonne di giornale che la sovranità italiana sulle questioni politiche nazionali fu scavalcata dalla volontà politica dei paesi europei più forti economicamente: da Francia e Germania. Oggi possiamo ribadire che la situazione è proprio la seguente. Il governo Berlusconi, il terzo del suo impero, è infatti finito non certo per mano dell'opposizione che in realtà è efficace nel resuscitarlo (per ben due volte, nel 2001 e nel 2008), né per i guai giudiziari del premier e né, come si sostiene da qualche settimana a questa parte, per la cacciata di Fini dalla maggioranza. Si ricorda infatti che il 14 ottobre scorso Berlusconi ottenne alla Camera la fiducia anche senza l'appoggio dei falchi finiani. Il governo, seppur zoppicante e inconcludente, sarebbe potuto resistere per un altro anno grazie ai vari Scilipoti i quali avrebbero garantito la stabilità, se non politica almeno numerica. No, l'esecutivo italiano non  è stato sfiduciato dalla rappresentanza politica del Paese, cioè da chi è stato eletto, ma dalla borsa, che non ha alcuna legittimità democratica, ed è anzi un vocabolo che racchiude concetti di mercato indecifrabili e sconosciuti all'uomo comune, e siccome la democrazia si regge sull'ipotesi che tutti possono decidere tutto, ne consegue che quello che è sconosciuto al cittadino non può essere sotto il suo diretto controllo; dal suo vuoto politico, poi, è nato a memoria d'uomo il primo, vero governo italiano dei tecnici. Il che è un bene, ma anche un male. È un bene perché alla guida del paese fallito quale è l'Italia non abbiamo più uno stuolo di improvvisati e sedicenti competenti: come ministri della giustizia degli ultimi anni, ad esempio, abbiamo avuto Castelli (Castelli!), Mastella (Mastella!) e Alfano (Alfano!). A dirigere il futuro italiano, almeno per un anno, abbiamo esperti del campo che sanno quel che dicono: rettori universitari, avvocati penalisti, giuristi, prefetti ed economisti. Ma, come detto, è anche un male. La nascita di un governo tecnico è infatti la dimostrazione che le società oggi sono realtà estremamente complesse: siamo passati da un'economia familiare ad un'economia di mercato, poi da un'economia di mercato ad un'economia protetta. Sono aumentati i problemi politici, che oggi richiedono competenze tecniche. E il problema sta tutto qui, democrazia e tecnocrazia sono parole antitetiche per la ragione cui abbiamo accennato prima: se il protagonista della società industriale è l'esperto, allora vuol dire che non può essere il cittadino comune. Se nella tecnocrazia si pretende che i chiamati a decidere siano i pochi che se ne intendano, allora il controllo dell'uomo comune non ha più ragione d'essere. In pratica e senza alcuna possibilità di ribellarci, se non attraverso scontri di piazza o disobbedienza civile, stiamo passando da una liberaldemocrazia - mai realmente tale se non nel primo sistema liberale -, dove a decidere chi decide le questioni è di norma il cittadino tramite elezioni, ad una liberal - plutocrazia, dove il sistema è sempre quello della libertà liberale, ma nel quale le decisioni vengono prese direttamente dall'alto, tra politici e poteri economici, e soprattutto lontani dall'occhio vigile del cittadino. Questo tipo di regime, sorto man mano che la politica da locale si è trasformata in globale, non è tanto diverso dagli altri regimi come le monarchie assolute prima e dopo la Restaurazione del 1815: a comandare sul suddito è sempre la ristretta cerchia di oligarchi. Non è nemmeno un male dal punto di vista della qualità: più di un secolo fa Saint Simon auspicava la sostituzione del governo degli scienziati a quello dei legisti, proprio perché tecnicamente più preparati; il popolo, la massa, poi, è sempre più ignorante rispetto alla cerchia ristretta di esperti. Il problema è la presa in giro: se i cittadini non sono più i sovrani delle proprie nazioni e, di conseguenza, la nazione ha perso ogni tipo di sovranità, allora dovremo cominciare a smetterla di chiamare questo regime liberaldemocratico, perché di democratico non ha nulla. Dobbiamo cominciare col chiamarlo con il suo vero nome, liberal - plutocratico, e prendere coscienza del fatto che siamo tornati una massa stupida e inefficace di sudditi. I sudditi del XXI secolo.

 



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