Wed08202014

Back BLOG Marcello Frigeri - Libera critica Milanese e l’esasperazione politica

Milanese e l’esasperazione politica

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In Italia la politica ha raggiunto i livelli della paranoia. E ovviamente l’ultimo caso che ci parla della Casta, il no all’arresto del deputato del Pdl Milanese, accusato dai pm di corruzione nell’ambito dell’inchiesta P4, ne è la conferma. C’è una parte di Italia che avrebbe voluto vederlo in gattabuia, perché l’accusa nei suoi confronti rappresenta, concettualmente, l’odio della società civile nei confronti dei potenti. Fino all’altro ieri, infatti, Milanese era un perfetto sconosciuto che errava invisibile per i corridoi della Camera. Oggi, come direbbe Hegel, è l’oggetto della contesa. Ci siamo ridotti a questo: salvare o condannare Milanese non è più un fatto meramente connesso alle responsabilità penali, ma è diventato l’oggetto del contendere tra due fazioni: chi lo vorrebbe dietro le sbarre a prescindere e senza entrare nel merito (perché ci sono anche questi) e, sempre al di là del merito, chi lo vorrebbe salvo, la Casta, per salvare a sua volta se stessa. Badate dunque: Milanese non rappresenta più un uomo, ma è ora un oggetto, o meglio, un giochino politico della contesa.

Ed è questo che è inaccettabile. Siamo arrivati al punto di ridurre il concetto di giustizia sotto uno schema politico. Una Camera di persone oneste avrebbe giudicato l’ipotesi d’arresto prendendo come termine di contesa il solo ed esclusivo fumus persecutionis. Invece il dibattito si è svolto, seppur implicitamente, sotto un altro aspetto: la tenuta della maggioranza, e dunque del Governo. Milanese, allora, è l’oggetto che ha salvato il Governo dal crollo. Se in Italia l’odio per la Casta è viscerale, è anche perché qualsiasi cosa, oggi, è diventato politica. La paranoia è così in metastasi che ormai pure la Costamagna via da In Onda è politica. Siamo arrivati al punto di vedere il mostro anche dove non c’è, e di questo passo l’esasperazione toccherà livelli mai raggiunti. La colpa è di chi ha trasformato il “tutto” in politica, e per “tutto” intendo qualsiasi cosa che ne è al di fuori. Gli ultimi vent’anni berlusconiani , se vogliamo, sono stati una buona dose tumorale di politica che ha incancrenito il tutto. Guardate che succede: il solo chiamare il Presidente del Consiglio come teste in una indagine che lo vede vittima (Tarantini docet) è un “trappolone”. La magistratura è “politicizzata”. Se i politici non rientreranno nei loro schemi, cosa che ritengo più che mai improbabile, allora l’esasperazione arriverà ad un culmine.

E il culmine sarà la fine della democrazia occidentale per come la conosciamo (tutto Casta e corruzione), e l’inizio di una nuova democrazia, quella diretta, fatta realmente dai e per i cittadini. Ma le regole del gioco raccontano che qualsiasi regime, anche quello democratico, può essere cambiato solo attraverso un’azione forte come una rivoluzione. Oggi sappiamo che siamo governati da una Casta, ma fintanto che il pane non mancherà a tutti la rabbia non può esplodere. Aggiungete alla Casta la mancanza di pane. Ecco: quel giorno sarà il giorno.



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