Non capisco una cippa di calcio. E Mario Balotelli non è esattamente, prestazioni sportive a parte, il figlio che vorrei (parlo del temperamento, sia chiaro). Però il nostro strano Paese si distingue spesso per i pregiudizi nei confronti degli esseri umani "diversi" dal nostro pallido modello immaginario. E a volte facciamo di peggio... Basti pensare alla "caccia ai negri" capitata in Calabria poco più di un anno fa (solo perché pretendevano di non essere trattati da schiavi, pagati pochi centesimi per raccogliere le arance, magari con la benedizione della 'ndrangheta) o alle definizioni degne del Ku Klux Klan usate spesso da autorevoli esponenti leghisti.
In questa occasione (...miracoli del nostro occasionale patriottismo, spesso in salsa calcistica ...) però tutti gli italiani non hanno fatto caso al colore della pelle di quel ragazzone con l'accento bresciano. E fa emozionare l'abbraccio, dopo i gol, nei confronti della mamma adottiva. Un abbraccio in cui siamo ritrovati tutti, compreso un agnostico del pallone come me. Ma è davvero necessario che un giovane "nero" faccia due gol in Nazionale per farsi considerare "uno come noi"? Io spero che questa impresa segni un cambiamento, anche piccolo, di rotta per noi italiani "pallidi". Quell'italiano "colorito" deve indurci a rispettare tutti gli altri, intra ed extra-comunitari, col patentino tricolore oppure no. Anche se vendono solo collanine sulla spiaggia. Certo, devono rispettare la legge: come gli italiani, che notoriamente non sono campioni di legalità. E questo dev'essere l'unico criterio di giudizio.
Ecco, mi auguro che l'impresa di Balotelli possa contribuire a farci diventare un Paese più civile. Finalmente consapevole del fatto non c’è niente di male ad avere un’identità composta di tante identità, anche contrapposte. Però si deve fare attenzione. La nostra è un’Italia in cui i concetti di "identità" e di "radici" vengono spesso manipolati, inventati, distorti. Si finisce per usare l’identità non come un elemento di auto consapevolezza e di maturità, ma come una mazza da usare contro gli altri. Miti contrapposti a miti, identità schierate contro identità, persino uno pseudo-Medioevo che divide pezzi di Italia. Con la storia manipolata in maniera spregiudicata. Insomma, più che di identità è molto meglio parlare di un "patrimonio di diversità". Di una storia fatta di territori diversi e diverse tradizioni. Guai a costruire confini e steccati. Dobbiamo sentirci Super Mario, che abbraccia quella donna così... "diversa" da lui, ma così - universalmente - mamma. Di tutti.


