Lunedì 11 aprile. Tribunale di Milano. All'interno, in aula, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi tiene il suo personalissimo show, prendedosi le reprimende del Pm. All'esterno, antistante il palazzo stesso, un altro spettacolo non da meno allieta la primaverile giornata meneghina. Nel fior fiore della pensione, centinaia di supporters del vecchio satiro scandiscono slogans, srotolano striscioni e si reggono l'un l'altro. Sul palchetto improvvisato, ogni tanto, qualche supporter più supporter degli altri dal microfono lancia anatemi contro la giustizia ingiusta e la magistratura sempre più rossa. Parlamentari, consiglieri regionali, proviciali e comunali. Tutti schierati come un sol uomo, e con il petto a far da scudo alle bestemmie immonde verso il caro leader, estratte dagli odiati libri apocrifi: il codice penale e quello civile. Una falange di uomini in giacca e cravatta. Tranne uno, in camici aperta sul collo e a mostrar con orgoglio catenina e relativo ciondolo. E' Antonio Pasquini, consigliere comunale di Lecco, ed il ciondolo che porta fieramente è una croce celtica d'oro. Lui è un ex An e ci tiene a farlo sapere. Quel simbolo, a mio parere – personalmente ne ho sempre preferiti altri - dai connotati un pò troppo religiosi, rappresenta un'esperienza di vita per migliaia di persone, di ex giovani passati per periodi forse un pò più turbolenti ma con una valenza etica sicuramente superiore all'attuale. Un simbolo che in qualche caso ha visto scorrere anche il sangue di chi lo indossava, la cui unica colpa era quella di avere un'opinione e dei sogni diversi da quelli dominanti. Un simbolo pertanto, per certi versi importante e al quale il consigliere Antonio Pasquini in qualche modo evidentemente s'ispira. E proprio perchè ci si augura capisca il senso e la portata di ciò che porta al collo, non si capisce come possa metterlo alla berlina offrendolo ad una platea e ad una situazione che avrebbe scatenato ben altri istinti a quegli ex-ragazzi dei decenni passati, rimasti ragazzi dentro e con i sogni e la dignità ancora intatti. Con la celtica in difesa di Papi quindi, delle false fatturazioni, delle corruzioni, del bunga bunga e delle nomine politiche sancite sui materassi. Non è una bella cosa. E al consigliere Antonio Pasquini chiediamo di toglierlo quel ciondolo e di riporlo gelosamente in un cassetto a ricordo di quei tempi che non gli appartengono più. Perchè la politica non può essere sempre un scherzo, una barzelletta, una battuta alla Woody Allen, attore al quale il Pasquini disse d'ispirarsi quando decise di usare l'ironia per parlare della "tragedia dell'olocauso"; sulla sua pagina facebook mise la frase "Ebrei adolescenti: gioventù bruciata", con corredo di foto di bimbi ebrei dietro una recinzione. Purtroppo non molti lo capirono, tirandosi addosso, tra l'altro, anche gli strali dei negazionisti/revisionisti. E poi Woody Allen non è che faccia poi così ridere. Non almeno quanto il presidente barzelettiere che con la sua croce celtica il Pasquini valorosamente difende.
E' proprio il caso di dirlo: meno male che silvio c'è. E che tutti questi stiano con lui.
Con la celtica in difesa di Papi
- Mercoledì 13 Aprile 2011 13:02


