Fri08222014

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Fini parla. Pochi ascoltano

Gianfranco Fini parla bene. Su questo non vi è alcun dubbio. Chiaro, conciso e diretto. Tutta la maestria dell'eloquenza costantemente esercitata in un dibattito come in un comizio, un videomessaggio o in delle risposte a tono al servil Bruno Vespa. Parla bene, Fini, e parla tanto. Come non mai negli ultimi mesi. Pertanto la colpa non è la sua. Semplicemente non viene ascoltato. Lui parla, bene e tanto, ma lo ascoltano poco e male. Così nascono i male-intesi e le male-interpretazioni. Prendiamo ad esempio un passaggio dal suo ultimo intervento a Bari. Egli ha detto "Infischiamocene di chi ci colloca a sinistra. Non possiamo permettere che le battaglie importanti come quelle per la legalità ed il lavoro automaticamente passino come battaglie del centrosinistra perchè a destra non si fanno". Qualcuno ha capito: "Siccome a destra queste battaglie non si fanno, andiamo con la sinistra". Qualcun'altro, ancora: "Fini vuole fare le battaglie del centrosinistra, ergo è un compagno, non è di destra. Torno con Berlusconi". Per entrambi i casi, la risposta era già servita nella prima parte della frase. "Infischiamocene di chi ci colloca a sinistra". A maggior comprensione, il presidente della Camera ha indicato anche la strada. "Andiamo per la nostra strada". E anche forse non si è capito che quel "nostra" significa che la strada la si deve fare, costruire, tracciare, asfaltare. Non significa che "nostra" è quella di qualcun altro, bella e comoda, ma già fatta, battuta e percorsa. Non è ne quella del Pdl, ne tantomeno quella del Pd. Con buona pace di quelli con il "mal di pancia", ma anche dei paladini del "fasciocomunismo". Già, perchè a capir male si generano dei mostri. Come la proposta "Pennacchi". Senza entrare nel merito della scarsa convenienza politica a portar acqua ad un mulino scassato, com'è il Pd, la parte curiosa sono le motivazioni di tale proposta. "è ora che i fascisti, ritornino alla casa madre. Bisogna ricomporre la frattura del 1914". A parte che a dare del "fascisti" a Fli qualcuno potrebbe anche restarci male, paragonare il centro sinistra di oggi alla casa madre di allora, significa fare una grande complimento ai vari Vendola e Renzi che stazionano da quelle parti. Ma la parte più curiosa è il "bisogna ricomporre la frattura del 1914". Ora, la grande stima e l'enorme apprezzamento nei confronti del Pennacchi scrittore, non possono obnubilare l'enorme mostruosità storico-politica. Nel 1914, tale frattura venne perpetrata da tale Benito Mussolini, all'epoca direttore dell'Avanti. Una figura che ai più non piace, ma che non può essere scissa dal grande acume che la contraddistingueva nel panorama politico dell'epoca. Una frattura quindi resasi necessaria, tanto più che un altro bel personaggio dell'epoca, tale Vladimir Ilic Lenin, a commento della cosa non potè che dar merito al futuro Duce, additando in sintesi i "suoi" compagni italiani come dei "coglioni". Concetto ribadito molti anni dopo da un altro bel tipo, Che Guevara. Pertanto se tale "ghota" ha sancito che sull'italico suolo non si poteva che prender le distanze di fronte all'inconsistenza di una borghesia peracottara, fattasi paladina del proletariato senza averne alcun titolo e merito, non si capisce con quale pretesa si arriva oggi, anno di grazia 2011, a voler smentire tali "maestri". Anche perchè, a ben vedere, non è che su quei lidi la situazione sia migliorata, anzi. Della "borghesia peracottare" dell'epoca, oggi è rimasto solo il "peracottara", perfetto contraltare del "berlusconismo" presente sull'altra sponda (anche ciò già espresso da Fini). Un mix perfetto per ridurre l'Italia ad un paese oblomoviano, quello che in effetti è. Una frattura quindi, e per questo non ce ne voglia Pennacchi, che sta bene dove sta, e che anzi se possibile, è meglio allargare ulteriormente. Una frattura a centrosinistra, almeno larga quanto la frattura a centrodestra. Perchè le melasse e le contaminazioni con chi ha posto il Paese sul baratro, sono da evitare come la peste. Perchè le fratture ai lati tracciano meglio la strada, dritta e in bilico sul crinale. Perchè l'equilibrio è dote essenziale per attraversarla e chi ne è sprovvisto giustamente cade da una parte o dall'altra, giù nel baratro del centrodestra o in quello del centrosinistra.



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