Wed07232014

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Perché appoggiare la Cgil il 6 settembre

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Ogni agosto che si rispetti deve possedere almeno un paio di caratteristiche. Una è il caldo e l'altra è la stangata al ritorno dalle vacanze. Questo agosto 2011 è andato ben oltre le aspettative; un caldo tropicale ha avvolto lo stivale come non si ricordava da anni, e la doppia manovra varata dal governo sarà ben più pesante delle classiche stangate di fine estate. Tra temperature in salita e indici di borsa in discesa, tutta Europa si trova ad affrontare l'ultimo quarto di anno inseguendo una stabilità finanziaria ed economica che sembra ormai persa, come Gheddafi, tra le dune del deserto libico. Quella stessa Europa che tramite i sui reggenti effettivi ed in forma epistolare, ha mandato un input al governo italiano affinché approntasse le “opportune” misure per fronteggiare la crisi in atto. Suggerimenti che tra  passaggi nelle commissioni e incontri di vertice, si delinea chiaramente per quella che a tutti gli effetti sarà: il colpo di grazia definitivo ai già miseri redditi dei lavoratori italiani. Già, perché tra le tante chiacchiere ed ipotesi, le norme definitive della manovra che si vanno a delineare vanno nell'unica direzione che in Italia ha sempre funzionato, far pagare i debiti a chi già paga e salvare chi non ha mai pagato.

Misure come l'aumento dell'iva e i tagli agli enti locali, come ormai sanno anche i sassi, hanno il maggior impatto sui redditi medi e bassi, mentre fanno il solletico a quelli alti. Non solo, quelli alti di redditi, anzi gli altissimi, potranno anche godere di una sorta di condono. L'idea partorita dai leghisti Calderoli e Giorgetti prevede che incrociando il valore dei patrimoni con le dichiarazioni dei redditi, si evidenzieranno quei disallineamenti caratteristici dell'evasione fiscale. A tali “anomalie” verrà applicata una tassa fino al 5% del patrimonio. Sì, la chiamano proprio tassa, per la precisione “tassa sull'evasione”. Se hai evaso per chissà quanti anni, non ti fanno un maxi multa magari sequestrandoti il patrimonio con annesso trasferimento in un'oasi della Libia liberata, niente di tutto ciò. Solo una piccola ed indolore tassa, con tanti ringraziamenti per aver partecipato alla salvezza nazionale. E visto che probabilmente la maggior parte di questi presunti evasori rientrava anche nella categoria dei contribuenti interessati dalla cosiddetta “tassa di solidarietà”, si delinea l'ipotesi che salti anche questa. Del resto da più parti si sono alzate voci contrarie a tale salasso. Dal Pdl – e non si avevano dubbi – al Pd, passando per il democristiano Casini, che da buon cattolico ha evidenziato come tale tassa andasse in qualche modo alleggerita a favore delle famiglie. Non è certo umano lasciare una povera famiglia con un reddito intorno ai 100mila euro in balia delle rette per la scuola privata esclusiva, per i corsi di equitazione, per le lezioni di polo e per i campi estivi a Oxford. Nel mondo di Pierferdi evidentemente, la rinuncia per “solidarietà” a qualcosa di tutto ciò, comporta dei seri traumi alla psiche dei giovani rampolli. Problemi che non si pongono per quei nuclei da 1.200 euro al mese, che di figli se ne possono permettere uno ed uno solo e che anzi vanno incentivati al risparmio, togliendogli ad esempio la possibilità di comprare pannolini a favore di un ritorno alle fasce, che tra l'altro inquinano anche meno. Milleduecento sporchi euro al mese magari anche frutto di lavoro precario, che però a sentire la Marcegaglia contessa di Confindustria non è mai troppo. È proprio lei infatti a dirsi molto delusa dinnanzi all'ipotesi che l'articolo otto della manovra, quello sulla deroga dai contratti nazionali, venga in qualche modo rivisto. A nulla è valsa la pronta rassicurazione del governo che ciò non accadrà, in quanto l'ineffabile lady di ferro ha prontamente criticato anche “la gara ad inventare tasse esotiche”. Si riferisce probabilmente alla tassa sull'evasione, tanto per far capire da che parte volgere lo sguardo quando si parla appunto di evasione.

Quisquilie comunque da gioco delle parti, considerando che in tutta la manovra non vi è alcun provvedimento che vada in qualche modo a colpire quelle aziende in cui la soluzione alle crisi è soprattutto dismissione del personale a carico degli ammortizzatori sociali. Senza far nomi ma sigle, la Fiat ad esempio, la quale per ricordare quanto ama l'Italia e di come ci guadagni tutto il paese con i suoi investimenti statunitensi, ha messo sul mercato una nuova monovolume uscita direttamente dagli stabilimenti messicani. Il mezzo, molto americano, infatti in Italia viene proposto al prezzo promozionale di 23mila, mentre negli Usa, cambiandogli solo il marchio, si acquista con soli 17mila euro.

Non c'è dubbio insomma, in Italia il “popolo” è veramente amato da tutti, e politici e industriali fanno a gara per dimostrare tale infinito affetto. Come interpretare del resto le critiche subito levatesi nei confronti della Cgil, rea di aver indetto per il sei settembre una giornata di sciopero nazionale e di mobilitazione per protestare contro la manovra? Perché lasciare che si dia il segnale agli italiani che forse non si può accettare sempre passivi le ingiustizie quotidiane? Come può poi un sindacato, così sempre ben disposto a far la sua parte contro i lavoratori, avere un sussulto di dignità e permettersi di andare a rompere quel bel clima da “volemose bene” che pervade il paese? Del resto ce lo ricorda sempre il presidente Napolitano: concordia e responsabilità, che purtroppo però fa troppo rima con complicità. E allora non si può essere complici del boia; non si è mai visto un condannato a morte dispensare baci da un patibolo. Ecco perché è giusto, legittimo e pienamente condivisibile la giornata di protesta indetta dalla Cgil. Perché dopo tante chiacchiere salottiere e pagliacciate attorno al tema del “superamento delle ideologie”, dinnanzi al disastro di un paese che ha fatto un passo indietro di vent'anni, si può e si deve protestare e marciare accanto alle bandiere rosse del sindacato.

Non è più tempo dei distinguo, ma delle prese di distanze. E la prima a dover far questo deve essere proprio quella destra che si vuol finalmente smarcare dalle regole del libero mercato solo a favore dei mercanti, dalla pretesa di rappresentare esclusivamente quella classe media che non esiste più, dalla concezione che la politica può essere solo moderata e liberale. Destra e sinistra dalla parte del popolo vessato, contro destra e sinistra complici dei carnefici. È il tempo i scegliere da che parte stare. Ecco perché io il 6 settembre starò con la Cgil in piazza. E dovreste farlo anche tutti voi.



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