Fri04252014

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il bilancio partecipativo

Una proposta per la politica nuova:
il bilancio partecipativo

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Era il 282° anno dalla fondazione sul Palatino, e nella città eterna le Tribus riunite nel Comitia Tributa, applicavano la Lex Publia, eleggendo per la prima volta i Tribuni Plebis, i rappresentanti della Plebe, che istituiti dopo la secessione a Monte Sacro, nel tempo si trasformarono in difensori di tutti i cittadini romani. Erano dieci, due per ogni classe, in carica per un anno.
 
Anno 1989. In una città brasiliana, Porto Alegre, l'istituzione municipale si trova davanti ad una situazione a dir poco disastrosa, sia in termini finanziari che di credibilità istituzionale. A soluzione vara un processo di riforma in senso partecipativo, l'Orcamento Partecipativo. Per ogni regione nel qual suddiviso il territorio amministrato, sono organizzate delle assemblee nelle quali i cittadini indicano linee ed indirizzi delle spese di capitale, ovvero di quei fondi annualmente destinati ad investimenti e strutture in ambito territoriale. Sono inoltre eletti i delegati che dovranno presentare le istanze proposte alle autorità istituzionali. Sono 42, due per ogni regione, in carica per un anno.
 
Un passo lungo 2460 anni, dalle sponde del Tevere ai margini della Foresta Amazzonica. Altra terra, altri uomini, una soluzione; la partecipazione. Dal 1989, il comune di Porto Alegre in sostanza ha promosso un processo di riforma in senso partecipativo di alcuni settori strategici, con gli obiettividi valutare nel migliore dei modi necessità ed energie sociali della popolazione, di rifondare la relazione di fiducia fra cittadini ed istituzioni, e di ridare significatività all’asfittica capacità di rappresentanza dimostrata negli anni precedenti dalla classe politica al governo nella città. Il principale strumento di questa operazione è appunto “l’Orcamento Partecipativo” inteso quale percorso di accompagnamento delle scelte della Giunta Municipale in materia di bilancio, ma anche come processo di supporto e rafforzamento della rappresentatività reale dei Consiglieri Comunali rispetto al proprio elettorato. Il funzionamento è articolato su una serie di dibattiti successivi, a ciclo annuale, aperti a tutti i cittadini che accompagnano e sostanziano il processo di definizione dei Piani Annuali d’Investimento del Comune, cioè di quella porzione del Bilancio Comunale che costruisce linee ed indirizzi delle “spese di capitale”. 
 
I risultati nel corso degli anni sono stati notevoli ed hanno destato un notevole interesse internazionale, in particolar modo a partire dal vertice ONU di Istanbul “Habitat II sugli insediamenti umani” del 1996, quando fu ufficialmente presentato nel novero delle 42 Pratiche Eccellenti mondiali di gestione urbana; inoltre, la Banca Mondiale, ha scelto Porto Alegre come sede per il “Seminario Internazionale delle Democrazia Partecipativa”(13/12 novembre 1999) a motivo della sua significatività come esempio di trasparenza, ed efficacia nella gestione finanziaria della città.
In Italia l’Orcamento Partecipativo è sbarcato nel 1998, e da allora molti comuni hanno formalizzato l’interesse per l’adozione dello strumento partecipativo, nominando un Assessore o un consigliere comunale delegato del Sindaco alla sperimentazione. In realtà, a quest’impegno formalizzato, solo poche città hanno fatto corrispondere azioni concrete d’innovazione dei processi di costruzione del bilancio comunale. Questa situazione riflette l’approccio estremamente politicizzato (e in alcuni casi decisamente ideologico) con cui l’Orcamento Partecipativo si è radicato nell’immaginario politico italiano. Esso ha spesso rappresentato una moda spendibile nella programmazione elettorale o uno strumento di contrattazione tra i partiti o nei rapporti tra questi e i tessuti sociali. Raramente è stato valutato come possibile strumento di miglioramento della gestione urbana, o dei rapporti trilaterali tra amministrazioni, cittadinanza e apparato burocratico.
 
Le esperienze d’effettiva partecipatività sono pochissime. Tra queste, quella del comune di Grottammare è senz'altro la più significativa. Nella cittadina marchigiana la partecipazione ha avuto un forte peso sostantivo, sia incidendo sugli strumenti urbanistici sia sull’articolarsi delle formazioni politiche: da allora è una lista civica ad amministrare la città, con risultati elettorali superiori al 60%, molto diversi da quelli che nella stessa città caratterizzano le elezioni politiche nazionali. Grazie ad importanti indicazioni dei cittadini, dal 1995 le presenze turistiche sono cresciute dell’84%, la spesa sociale del 327%, quella per la cultura del 64% e quella per le manutenzioni urbane del 35%: in parallelo, la discussione sulle finanze locali ha dato alla tassazione un carattere fortemente progressivo, che ha abbassato al 4 per mille l’imposta per la prima casa, alzando notevolmente quella sulle case di vacanza e penalizzando gli alloggi inutilizzati. Nonostante i trasferimenti statali e regionali siano stati abbattuti dalle riforme degli ultimi anni, la spesa pubblica è aumentata del 97% grazie al miglioramento dei servizi pubblici locali, alla razionalizzazione delle entrate tributarie e alla ferma volontà di mantenere pubbliche le farmacie comunali altrove privatizzate(i ricavi sono cresciuti del 490%).
 
È evidente come i percorsi di partecipazione abbiano bisogno di tempi medio-lunghi e, almeno nella forma globale, di costanza e pazienza. E’ determinante comunque una capacità di radicamento dei nuovi processi, in quanto si tratta di trasformare uno strumento di gestione ordinaria, in uno strumento politico attraverso cui veicolare l’azione democratica. Tale strumento appare come ideale per contrapporre un’idea di politica prossima al cittadino a quell’idea ormai comune di politica asservita alla “dittatura” dei potentati politici, che perseguono il solo scopo di rigenerare se stessi. Nel contesto attuale, sottolineare soltanto la “governabilità” significa equiparare l’azione politica alla gestione di un’azienda il cui unico azionista sono gli interessi dei gruppi che detengono il potere. La partecipazione al bilancio consente invece al cittadino di partecipare attivamente alla gestione amministrativa creando decisioni di governo rilevanti per il futuro del luogo in cui vive. Tale strumento inoltre va ad evidenziare anche le capacità di governare di una comunità, la quale si assumerà una parte di quelle responsabilità fino ad ora completamente a carico di coloro che governano. Sembra strano, ma non è nulla d’alieno. E’ solo la politica che scende dal piedistallo del palazzo e torna nel suo alveo naturale, il foro, ed invita il cittadino a collaborare in modo attivo al funzionamento della cosa pubblica. 
 
È fuor di dubbio che la politica si sta allontanando dai temi e dalla sensibilità del cittadino; oppure, che il cittadino si sta allontanando dai temi della politica. Il che è sostanzialmente la stessa cosa. Dalla politica come praesentia, partecipazione, dibattito; dalla politica dell’agora, del foro, della piazza si è passati alla politica dell’absentia, della lontananza dai meccanismi di potere. Nato e sviluppatosi in contesti di amministrazione locale, lo strumento partecipativo rappresenta la chiave per riportare la politica al centro della vita dei cittadini. Semplicemente facendo della presenza un valore. Inoltre laddove l’intervento del cittadino non è solo meramente consultivo, questi diventa egli stesso parte dell’amministrazione, poichè decide attivamente in materia di spesa pubblica, di iniziative sociali, di politiche ecologiche e quant’altro. In tal modo il cittadino può rendersi conto che i soldi pubblici non sono infiniti e che un aumento di spesa in un senso, comporta una riduzione speculare in un altro senso, o quanto meno obbliga a pensare a nuove soluzioni per reperire le risorse necessarie. Parallelamente deve essere sottolineato il rapporto indissolubile e duraturo negli anni, tra i cittadini elettori e le forze politiche del territorio, oltre gli steccati ideologici, che propongono, organizzano, e gestiscono con volontà ed impegno il processo partecipativo; a sottolineare la ritrovata fiducia tra amministrazione che propone e cittadinanza che riceve attivamente e rigira iniziative e proposte che se oculatamente apportate al bene comune da parte degli amministratori, aumentano il livello generale di coscienza civica, di capacità critica e d’ottimizzazione delle risorse.
 
Dopo 2482 anni, una nuova “Lex Publia” può e deve tornare  a prender forma, per dar voce a quelli che a tutti gli effetti sono i nuovi plebei: noi, tutti, l’intero popolo Italiano. Lo si deve a chi in passato ha dato tanto, a chi allo stato attuale, non avrà niente dal futuro: i giovani, i nostri figli. 


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