A quelli che scrivono ancora che il denaro in politica non conta (lo ha fatto in questi giorni Libero, per esempio), bisognerebbe chiedere di commentare la leggenda, che forse leggenda non è, ripresa recentemente da Gilberto Oneto, leghista della prima ora ed attualmente ex. Oneto dice che nella Lega lo sanno tutti: ci sarebbe un patto sottoscritto dal notaio fra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi. Data: 2001. Secondo quel patto, in cambio di un bel po' di quattrini per sanare i debiti della Lega e alcune querele di Berlusconi alla Padania (quando la Padania gli dava del mafioso, altri tempi), i due avrebbero stipulato un accordo scritto. Che blinda l'alleanza politica fra i due leader. Altro che voti di fiducia. Tutto nero su bianco su carta extra-lusso goffrata. Qualcuno dice che addirittura il logo con lo spadone della Lega Nord sarebbe ora di Berlusconi. Pensa se fosse vero. Chi glielo dice, a quelli del pratone di Pontida, che il venerato simbolo non è che una vestigia in comodato d'uso?
La leggenda gira da molto. Stranamente non la si sente mai verificare con i diretti interessati in tv. O magari sono sfuggite a noi le risposte, tra un biascichìo di Bossi e un autoelogio del miglior presidente del Milan degli ultimi 150 anni. Se però la leggenda fosse vera (se non abbiamo conferme, non abbiamo però nemmeno smentite), torneremmo al punto cruciale, quello da cui tutto è iniziato: i soldi.
Perché hai voglia dire che i soldi non c'entrano niente e che Berlusconi ha (aveva) un forte legame carismatico con il suo popolo. E con uomini del popolo come Bisignani, naturalmente. Be', analisti come Luca Ricolfi hanno, numeri alla mano, sottolineato come in realtà Berlusconi maggioranza non sia mai stato, perché il suo partito non ha mai intercettato più del 20% degli aventi diritto. E che, sempre dati alla mano, se ancora "non c'è alternativa" a questo governo, è prima di tutto per l'ormai autolesionistica (quanto a consenso) costanza della Lega, che dopo averlo disarcionato nel lontano '94, dal 2001 si è dimostrata la vera assicurazione sulla vita del Cavalcatore di Veline.
Ora, però: un conto è che l'alleanza sia politica. Che sia cioè il frutto, benché per oltre metà italiani marcio, di comunanza di valori e di (tele)visioni. Un conto che sia solo una questione di interessi privati, sanciti da un simil-contratto e che nulla hanno a che fare con l'interesse comune. Se questo accordo esiste. E se sono stati sborsati dei milioni sonanti. E se è in virtù di questi milioni sonanti scambiati (legittimamente) fra due privati cittadini, che un governo di una nazione occidentale si regge, ecco, allora la dimensione politica di un tale governo muta. Radicalmente.
Governo privato basato su interessi privati. Occultati, per gestire a piacimento beni pubblici. Magari quelli di Libero potrebbero farci un'inchiesta. O Ferrara una puntata di Radio Londra. Amiamo il suono delle unghie ben scricchiolanti sullo specchio.