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Back BLOG Maurizio Boscarol - Esercizi digitali Le balle e l'arte del consenso

Le balle e l'arte del consenso

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E' fin troppo facile indignarsi per la vicenda della figurante pagata 300 euro e che durante la trasmissione "Forum" ha finto di essere aquilana e ha recitato che a L'Aquila va tutto bene. Si era inventata tutto, non sa nemmeno lei perché, dice ora. Sarà vero?

Di balle abbastanza epocali (questa la è: si tratta al più di stabilire se era stata progettata o meno) è piena la comunicazione politica moderna, non solo (ma molto) in ambito berlusconiano. Si indignano i soliti quattro, e dai responsabili, di solito, nemmeno una preoccupazione. Viene addirittura il sospetto che il pubblico gradisca. E forse è proprio così. Perché?

Di fatto in tutto il mondo il pubblico dei media si sta polarizzando. E si mostra sempre più refrattario ad una comunicazione che sia neutra o equilibrata. Fox News negli Usa è accusata di essere partigiana e faziosa (a favore dei repubblicani), e con buone ragioni. Eppure il pubblico la segue appassionato fino a farle superare negli ascolti niente meno che l'equilibrata CNN.

I media fanno propaganda, insomma, e il pubblico non solo non se ne ha a male: lo desidera. Lo gradisce. E questo è un fenomeno nuovo.

La propaganda ha sempre avuto vari ruoli: dalla costruzione di consenso alla più sottovalutata costruzione di identità e di appartenenza, oltre che di semplificatore del mondo. E le storie, finanche le fandonie più incredibili, servivano e servono a questo. La vera novità (televisivamente parlando) berlusconiana (e un po' anche della Fox) è che sta operando non solo con la comunicazione interpersonale e con i notiziari di massa, ma con una varietà di generi di intrattenimento, anche puntando su testimonial (personaggi) famosi per le loro doti di uomini di spettacolo. Perché questo le consente di raggiungere un gruppo di "fedeli" che prima non c'era, proprio perché non erano militanti in senso classico: casalinghe, pensionati, professionisti con forte disistima della politica... Che sono finalmente ben lieti di identificarsi e di partecipare. E' alla loro portata, lo possono fare senza esporsi, solo seguendo lo spettacolo. Da casa.

Non è un gruppo in senso geografico. E' un pubblico, è sparso e non c'è interazione fra i suoi membri. Non sono militanti veri, se non a comando, un panino e 20 euro per un sit-in. Sono persone che però (questa l'intuizione berlusconiana) scoprono di voler partecipare, gradiscono sentirsi parte di un una comunità ideale e trovano un metodo facile per farlo: identificarsi in una versione dei fatti!

Fino a quando la veridicità potrà esser sacrificata in favore della rassicurante appartenenza? Fino a che le "questioni vere" non contraddiranno in maniera troppo plateale la "narrazione", per dirla alla Vendola. Altrimenti, abbandonare il gruppo, cambiare idea e prender atto della realtà sarebbe doloroso. In un certo senso, è proprio quanto è successo con la "narrazione sul nucleare" in Giappone. Uno shock. Tanto da incrinare anche la nostra visione di quell'argomento.

Se questa situazione non ci piace, le strade sono due: o ci sveglia un'iniezione di realtà, o interrompiamo lo spettacolo. Purtroppo non basta internet, in questo caso.


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