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Fini: «Un bluff la Padania, ha ragione Napolitano»

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La Padania non esiste, da Napolitano parole sagge: così il presidente della camera Gianfranco Fini da Taranto, inaugurando l’anno scolastico in un istituto jonico. «Credo che non ci sia nulla da aggiungere a quello che ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a proposito della Padania e della secessione, la Padania non esiste così come non esiste la secessione. È vero che esiste un malessere profondo al Nord così come è altrettanto profondo il malessere del Sud - ha aggiunto - ma come è indispensabile che tutta l'Italia, dalle Alpi a Lampedusa, faccia uno sforzo unitario e corale per migliorare la situazione, è altrettanto necessario e indispensabile che ci sia un grande sforzo del Paese per risolvere l'antica questione meridionale.

Il Presidente Napolitano va ringraziato per quello che ha detto e perché lo ha detto con grande chiarezza». E aggiunge: «È evidente che in questo momento la Lega abbia bisogno di riprendere la sintonia con la sua base e quando i problemi del quotidiano non vanno bene si torna all'usato sicuro - ha detto ancora Fini - in questo caso si torna a spolverare la bandiera della secessione. Ma quella della secessione e' un usato da rottamare, una prospettiva che non ha futuro». Spostandosi poi al Forum Finanza suggerisce che quando il quotidiano crea problemi «si torna all'usato sicuro che però è un usato che non ha mercato, ed è destinato alla rottamazione». Secondo Fini l'iniziativa di Bossi si spiega con i «segnali di malessere che ci sono nel movimento leghista e con la necessità che la dirigenza del partito ha di rientrare in contatto con la base». Poi sposta l’attenzione su Bankitalia e riflette come il governatore della Banca d'Italia sia un'autorità autonoma e indipendente e quindi «il Presidente del Consiglio eserciti i poteri che gli attribuisce la legge». Si professa preoccupato per l'immagine che le nostre istituzioni danno all'Europa «ed al contesto internazionale il mercanteggiamento e la trattativa sul nome del Governatore della Banca d'Italia non esiste da nessuna parte».
Sul federalismo dice: «Molti dei malumori che oggi ci sono nel Nord e che sono alla base delle proteste della Lega nascono dalla delusione profondo del suo elettorato di riferimento. Abbiamo sempre sentito parlare di federalismo come un fatto virtuoso - ha aggiunto - come una redistribuzione della ricchezza dei territori agli stesi territori, come un qualcosa per accorciare le distanze tra istituzioni e cittadini. Ma quando diminuiscono i trasferimenti dello Stato alla periferia è evidente che gli amministratori o tagliano i servizi o aumentano le tasse. In questo contesto il federalismo rischia di essere , come nei fatti si sta rilevando, una promessa non rispettata, una bandiera stinta».
Commentando il voto sul ministro Romano: «Nel momento in cui Bossi, ovvero la Lega, non fa cadere il Governo è evidente che da' un ordine politico ed anche Maroni si è assoggettato. Non spetta al parlamento giudicare o meno la fondatezza delle accuse mosse al ministro Romano - ha aggiunto - questo è compito dell'autorità giudiziaria e , in ogni caso, deve passare attraverso tre gradi di giudizio, ma rilevo che in questo caso si pone un problema di opportunità politica. Nel momento in cui c'è bisogno di accorciare le distanze tra istituzioni e cittadini, sono convinto dell'opportunità di un passo indietro, secondo me ha fatto male a non dimettersi".
Chiusura sulla legge elettorale: «Come ha detto ieri il presidente Napolitano, è necessario tornare ad una legge elettorale che dia al cittadino la possibilità di scegliere il suo parlamentare. È necessario che il deputato abbia il contatto diretto con i cittadini e che sia espressione diretta di alcune categorie».


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