La Suprema corte scrive che Marcello Dell’Utri, senatore del Popolo della libertà, mediò fra Silvio Berlusconi e la mafia, pagando cospicue somme in cambio della protezione per l’ex premier e i suoi familiari. Per i giudici deve essere provato il concorso esterno di Dell’Utri a favore della mafia per il periodo tra gli anni 1978 e 1982.
Ma intanto Fabio Granata, deputato di Futuro e libertà e vicepresidente della commissione antimafia, a riguardo è perentorio, e dice senza mezzi termini quello che secondo lui sarebbe giusto: ovvero che Berlusconi e Dell’Utri si allontanino definitivamente dalla politica, ritirandosi a vita privata. «Le motivazioni della corte di cassazione che descrivono minuziosamente i rapporti tra Dell’Utri, Berlusconi e Cosa nostra delineano un quadro di una gravità inaudita e fanno capire ancora meglio perché Mangano era considerato un eroe per non aver parlato» dice Granata.
«Berlusconi – continua l’esponente siciliano di Fli – dovrebbe definitivamente ritirarsi da qualsiasi attività pubblica, per rispetto, tardivo, della memoria di chi è stato assassinato per aver contrastato Cosa nostra».


