«La politica o è progetto e visione del futuro, o è solo - e rubo l'espressione usata dall'ex presidente del Consiglio - teatrino della politica. E al teatrino i cittadini hanno dimostrato di rispondere in un solo modo: con il rifiuto». Gianfranco Fini interviene nel corso della prima giornata dei seminari di Libertiamo (associazione presieduta da Benedetto Della Vedova), a Saronno, e mettendo in guardia i cronisti che si aspettano qualche sua battuta sul terzo polo, mette in guardia anche il "palazzo". Il mondo è cambiato, la società ormai «si auto-organizza» e le «forme di partecipazione classiche (i partiti, i sindacati) sono crollate, sostituite da nuovi corpi intermedi». Dunque per vincere la sfida dei populismi e dell'antipolitica estremista serve ricorrere a «nuove forme di partecipazione».
Ci sono sfide epocali che il mondo politico non può affrontare «usando lo specchietto retrovisore ma i fari», abbandonando le proprie «coperte di Linus di destra o di sinistra» e cercando uno «spirito trasversale che rielabori le vecchie categorie». Insomma, ammonisce il presidente della Camera, «vanno sciolti molti nodi: inutile chiudersi nel castello delle certezze...». Un po' come con le presunte "rotture finiane", che - dice lui stesso - sono stati «solo tentativi di rielaborazione» di una storia politica.
Via i paraocchi, dunque. Anche perché l'azione del governo Monti (merito a chi lo sostiene, sottolinea Fini) dimostra che la vera linea di "faglia" «non è tra moderati ed estremisti o radicali, ma tra innovatori e conservatori. E per conservatori - spiega Fini - non intendo quelli del manifesto di Prezzolini, ma i difensori dello status quo».
Ecco alcune linee guida: un'Europa più forte sul piano internazionale; un nuovo mercato del lavoro; attenzione alla scuola pubblica. Compresa una chiara apertura sulla «necessità di inserire nella legislazione italiana una normativa che riconosca le unioni anche tra persone dello stesso sesso, in nome del rispetto della dignità umana».
Nonostante la "promessa iniziale", c'è una riflessione sull'attuale quadro politico. Su Grillo, «il cui successo non va demonizzato, perché è comunque un voto espresso, certamente meglio dell'astensionismo». E ora «la politica non faccia l'errore di rompere il termometro anziché guarire la febbre...». Un esempio su tutti: «Se non cambiamo questa legge elettorale, vorrà dire che avremo perso l'ultima occasione di presentarci agli elettori con dignità». Insomma «ridiamo al cittadino il diritto di scegliersi il suo rappresentante, e manteniamo un impianto maggioritario per evitare esiti di frammentazione alla greca».


