«Secondo me non ha rubato nessuno, non vedo ladri ma qualche errore». Comincia così l’autodifesa di Umberto Bossi che ha parlato ai militanti leghisti durante il “Lega unita day” a Zanica, in provincia di Bergamo. E secondo il Senatùr uno degli errori è stata la vicinanza di un amministratore (l’ex tesoriere Francesco Belsito) alla ‘ndrangheta. Insomma, il Carroccio cerca di voltare pagina a pochi giorni dalle amministrative mentre i sondaggi la danno in calo di diversi punti. «La Lega deve mostrarsi unita», aggiunge.
Tutto torna come prima, insomma, con l’annuncio di una probabile ricandidatura di Bossi alla segreteria nazionale. E il resto della dirigenza sembra d’accordo, il triumvirato di transizione vede questa come la scelta più strategica che il partito possa fare. Anche Roberto Castelli spiega che «la Lega ha bisogno di Bossi ancora per molto», a dimostrazione dell’impossibilità pratica e politica di cambiare. L’epurazione è già conclusa, era sufficiente mostrare al popolo padano la testa di qualcuno. Anzi, rilancia Roberto Maroni, ciò che è accaduto ha rafforzato il movimento: «Dopo tutto quello che è successo la nostra intenzione è di mostrare una Lega compatta e unita, anzi proprio quello che è successo la ha ricompattata».
E riappare la Lega di sempre, con spintoni e insulti all’indirizzo dei cronisti che seguivano l’evento, accuse di «fascismo» al governo con tanto di promessa di liberare la Padania e teoria del complotto spiegata direttamente da Bossi secondo il quale il Carroccio «è stato attaccato dal centralismo romano, farabutto e canaglia». Spazio anche alle proposte demagogiche di sempre, come l’annunciata battaglia per la cancellazione dell’Imu attraverso la giornata dell’obiezione fiscale.


