Fri11282014

Back POLITICA Politica Il Pdl come Pompei: Bondi si dimette
Nel partito comincia la resa dei conti

Il Pdl come Pompei: Bondi si dimette
Nel partito comincia la resa dei conti

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Per il Popolo della libertà è cominciata la liquidazione e si vedono cadere i primi pezzi, come a Pompei quando ministro era Sandro Bondi. È proprio lui a certificare l’inizio della fine, dimettendosi da coordinatore del partito. Bondi ha rassegnato le dimissioni, nelle mani di Berlusconi e Alfano, non perché si senta «colpevole» di qualcosa ma, dice, per sottrarsi «ad attacchi e denigrazioni personali che fanno parte della peggiore politica». Al via, dunque, anche il rimpallo di responsabilità.

«Dopo aver letto tutto ciò che si è detto anche oggi sul Pdl e sulle persone che, come me, in questi anni hanno avuto responsabilità nella gestione del partito, intendo rassegnare le mie dimissioni da coordinatore - spiega – ma non perché reputi di avere delle colpe particolari, anzi sono persuaso di avere svolto il mio impegno con assoluta trasparenza». Bondi, insomma, fugge da «attacchi e denigrazioni personali che fanno parte della peggiore politica».

La reazione dell’ex ministro è soprattutto all’editoriale, chissà quanto spontaneo, di Maurizio Belpietro “Lettera ai vertici del Pdl” su Libero, in una prima pagina in cui campeggia un significativo "Dimettetevi tutti". Nel sommario il quotidiano spiega che «il partito del centrodestra ha commesso una serie impressionante di errori ed è stato giustamente punito dai suoi elettori. Per riconquistarli non bastano i ritocchi: c'è bisogno di una rivoluzione». Anche Belpietro ricorda le cifre della disfatta del partito: i comuni governati dal centrodestra, oggetto dell'ultima tornata, che sono passati da 81 a 26; la perdita di Milano. E tra questi errori Belpietro insiste sull'appoggio a Monti, definendolo un governo che applica «il programma del Pdl, ma al contrario». Dando, così, linfa alla fazione degli “anti responsabilità” popolata soprattutto da ex aennini e sconfessando la linea del capo.

Per una volta Belpietro ha ragione: quello delle amministrative «non è un campanello d'allarme: è una campana a morto», aggiungendo che «servono nomi nuovi, volti nuovi, un'immagine di un partito proiettato nel futuro». Ma allora non ci sarà posto neanche per Berlusconi? Intanto, lo stesso Cavaliere ha chiamato a Palazzo Grazioli i principali esponenti del partito. I coordinatori regionali saranno i primi a essere messi in libertà?



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