E così, alla fine, il cerchio si chiude. Come previsto da alcune Cassandre, il rinnovamento del centrodestra è destinato a rimanere un’utopia fin quando quel campo sarà occupato “militarmente” da Silvio Berlusconi e dai suoi interessi. Un’utopia come la federazione dei moderati da costruire con gli eredi del Cav, come la “formattazione” del Pdl, come la leadership “innovativa” di Angelino Alfano, come la “deberlusconizzazione” del partito di Berlusconi.
Il quale non solo torna in campo come candidato premier e capo indiscusso della sua forza politica. Ma annuncia anche che, a suggellare la sua sesta discesa in campo, ci sarà il tanto annunciato cambio di nome del Pdl: ritornerà - annuncia l’ex premier alla Bild, in un’intervista che uscirà domani - la tanto amata “Forza Italia”.
Berlusconi parla anche - e non poteva essere altrimenti - di giustizia (denunciando, a proposito del bunga bunga, la «campagna di diffamazione da parte della magistratura, che in parte è di sinistra»), rivela dettagli sul suo rapporto con Putin («mi vede un pò come suo fratello maggiore, insieme parliamo di tutto») rievoca il suo governo («se noi abbiamo di nuovo sotto controllo il nostro bilancio statale è in gran parte grazie al mio esecutivo») e rivendica il suo ruolo storico («la mia discesa in campo 18 anni fa ha salvato l'Italia dal comunismo»).
Ma la vera notizia destinata a deflagrare tra le mura del Pdl, ovviamente, è quella del ritorno al passato, della seduta spiritica, del salto indietro di diciotto anni, simbolo e sintomo di un paese incastrato in un limbo temporale.
Si attendono le reazioni degli ex colonnelli, da mesi impegnati a minacciare la scissione, qualora si “rifacesse Forza Italia”. Eccoli serviti. E non è un caso che da mesi si stia lavorando sotto traccia per la ricostruzione di un’area di destra, magari con un occhio ai successi di Marine Le Pen.
Una prospettiva che permetterebbe, all’esperienza cosiddetta “finiana”, di chiudere definitivamente i rapporti sia con il berlusconismo che con la destra di La Russa e Gasparri. Un buon risultato, con la possibilità di costruire per davvero qualcosa di nuovo, guardando al futuro e all’Italia migliore.
e dai suoi interessi. Un
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