«Evitare contrapposizioni laceranti e paralizzanti. Serve cooperazione per trovare soluzioni nell'interesse generale. Non è questione di formule o alleanze politiche e di governo ma di clima e di condivise assunzioni di responsabilità». È l’appello del capo dello stato in occasione del Primo Maggio che invita le forze politiche che sorreggono il governo Monti a dare nuova prova del loro senso di responsabilità affinché arrivino velocemente «a intese conclusive su una legge così importante e delicata» come quella della riforma del lavoro.
«È un presente duro quello che l'Italia sta vivendo. L'Italia è in recessione senza aver recuperato il terreno perduto nella crisi globale 2008-2009». Così Giorgio Napolitano, nel suo discorso durante la cerimonia al Quirinale. «Ora l'imperativo è la crescita per i giovani», ha aggiunto il presidente della Repubblica, ammettendo l'urgenza di riforme strutturali per far ripartire il Paese. «Non ci sono alternative alle riforme strutturali. Il governo italiano si sta muovendo ai fini della crescita e dell'occupazione», ha aggiunto. I provvedimenti deliberati dal governo Monti, sottolinea, hanno portato a un ritorno di fiducia nella sostenibilità finanziaria del nostro Paese.
«La chiave per crescere è nella qualità della spesa. L'imperativo ora è la crescita senza però ignorare le connessioni e i vincoli finanziari. Gesti estremi ci scuotono e addolorano. Non possono non addolorarci e scuoterci i casi estremi del lavoratore sull'orlo della disoccupazione o dell'imprenditore sull'orlo del fallimento che si tolgono la vita, non possono che addolorarci e scuoterci», ha detto Napolitano. Pronuncia queste parole durante la cerimonia del Primo Maggio, al Quirinale, con il conferimento delle Stelle al merito del lavoro ai nuovi maestri del lavoro del Lazio. Nel Salone dei corazzieri del Quirinale, insieme al presidente anche il premier Mario Monti, i ministri Fornero, Passera e Cancellieri, nonché il vicepresidente della Corte Costituzionale Franco Gallo. Nel corso della cerimonia Napolitano consegna «quale simbolico omaggio all'estremo sacrificio di tutte le vittime degli infortuni e come monito, per il presente e per il futuro, della inaccettabilità della tragica catena di morti bianche», anche i riconoscimenti alla memoria dei caduti sul lavoro.
E aggiunge: basta arroccarsi su conquiste del passato, «si devono riformulare le proprie ragioni, ogni posizione difensiva o nostalgica è perdente con un’Europa che rischierebbe di scivolare ai margini della storia. In tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando e attraverseremo nei prossimi anni ogni posizione puramente difensiva o nostalgica è perdente, serve mirare a un benessere diversamente concepito dal modello del secolo scorso». All'interno delle ineludibili riforme avviate il tema degli esodati, riflette, resta da chiarire e risolvere.
Valuta come fondamentale il predisporsi al cambiamento, per questo i cittadini devono esigere un passo diverso proprio da quanti hanno tratto benefici illeciti dal dilatarsi della spesa pubblica e sono venuti meno ad obblighi di verso lo Stato e la comunità, obblighi come quello fiscale.
I dati economici negativi dell'Italia rispecchiano drammatiche difficoltà di famiglie ed intese, annota, e fanno emergere realtà che nessuno può sottovalutare o considerare con distacco. Anche i casi estremi del lavoratore sull'orlo della disoccupazione o dell'imprenditore sull'orlo del fallimento che si tolgono la vita non possono non addolorarci e scuoterci, ha concluso.


