Un inatteso e nuovo clima di dialogo in parlamento. Le parole del premier Mario Monti, un momento dopo il voto record ottenuto alla Camera, e quelle orgogliose durante il dibattito, non lasciano scampo a equivoci. Perché al di là delle dichiarazioni, della retorica degli interventi parlamentari o delle "rassicurazioni all'elettorato" è finalmente nato un governo di larghe intese. Che converge sapientemente sulle cose da fare, sui tempi europei in cui realizzarle, sullo stato di assoluta difficoltà.
Soprattutto che non cincischia su come procedere ma si affiata e imbocca la strada maestra. Ora e subito, in quanto di tempo non ve ne è rimasto molto. Quelli ottenuti da Monti sono numeri eccezionali, dal momento che fotografano un’oggettiva unità di intenti e una sorta di armistizio partitico. Quando il presidente del consiglio mette l’accento sul fatto di "non essersi mai candidato a nulla", (oltre alla battuta sottile sulla spina) riconosce di fatto l’obiettivo del paese e la cornice attorno a cui il suo esecutivo si muoverà. Potrà piacere o meno agli istinti berlusconiani che minacciano di agitare (ancora) la piazza, o la nuova televisione del partito, oppure la rete che il cavaliere scopre soltanto ora alla veneranda età di settantacinque anni. Sta di fatto però che la realtà parlamentare oggi è una e prende il nome di grande coalizione. Fuori dai bizantinismi stucchevoli, o dal bipolarismo muscolare che non offre risposte alle emergenze della crisi. Ma compatti e determinati consapevoli della straordinarietà del momento.











