Sedici emendamenti dei relatori Maurizio Castro (Pdl) e Tiziano Treu (Pd), che vanno ad aggiungersi ai 27 del governo, e che cambiano ancora la fisionomia del ddl sulla riforma del lavoro in discussione all'undicesima commissione del Senato. Le proposte di modifica firmate da Castro e Treu riguardano sia la flessibilità in entrata sia l'articolo 18, oltre agli ammortizzatori sociali. La commissione Lavoro comincerà a votare gli emendamenti da martedì prossimo con l'obiettivo di licenziare il provvedimento per l'aula giovedì 17 maggio. Per arrivare a questo c'è l'impegno dei partiti della maggioranza a ritirare molte delle proposte e il termine per la presentazione dei subemendamenti è stato fissato per domani alle 18.
Tra le novità principali contenute negli emendamenti a firma dei relatori c'è una sorta di salario di base e una mini indennità di disoccupazione per i collaboratori a progetto. In sostanza per i lavoratori parasubordinati, come i cocopro, viene inserito il principio della giusta retribuzione calcolata sulla media tra le tariffe del lavoro autonomo e dei contratti collettivi di lavoro. Mentre per l'indennità dei parasubordinati viene rafforzata l'attuale una tantum per una fase sperimentale di tre anni, al termine della quale sarà compiuta una verifica per passare a una vera e propria mini-Aspi. Secondo quanto illustrato dai due relatori, un collaboratore a progetto che ha lavorato 6 mesi percepirà nell'anno successivo circa 6 mila euro come una tantum.
Per le partite Iva, invece, si introduce un tetto che dovrebbe permettere di discriminare quelle false da quelle vere: il limite minimo viene fissato a 18mila euro, al di sotto del quale scattano una serie di parametri da soddisfare per dimostrare di essere un vera partita Iva.
Novità anche per il cosiddetto job on call: per attivarlo infatti basterà inviare un sms alla Direzione provinciale del lavoro invece della vecchia raccomandata e in caso di cicli di lavoro basterà un solo messaggio, fino a un massimo di 30 giorni. Quanto all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori i relatori intervengono con una modifica che elimina tra le previsioni al quale deve riferirsi il giudice quelle «della legge», ma non si spinge, come ha fatto il governo, a chiarire le ipotesi in cui il giudice è chiamato ad annullare il licenziamento, prevedendo che il fatto contestato al lavoratore dovrà rientrare nelle «tipizzazioni di giustificato motivo soggettivo e di giusta causa previste dai contratti collettivi applicabili», eliminando così la tipizzazione legale.
Giuseppe Farese


