Quasi tre milioni di euro ai quali vanno aggiunti i costi che gravano sul comune di Roma per il lavoro straordinario della polizia municipale e altri costi accessori. Tanto costerà la parata militare del 2 giugno, un appuntamento di riflessione sull’unità della nazione, e anche utile a riavvicinare gli italiani alle forze armate. Ma la riflessione che quest’anno si è scatenata è anche un’altra perché la sfilata di via dei Fori imperiali coincide con il dramma che ha colpito l’Emilia Romagna e le zone vicine.
Così, anche sui social network si fa forte la richiesta di un ripensamento da parte delle autorità italiane, in segno di solidarietà verso quegli italiani che hanno perso la vita a causa del terremoto. E verso chi ora è costretto a reinventarsi l'esistenza. Pesante è, difatti, anche il bilancio dei danni alla produzione che si aggiungono alle difficoltà imposte dalla crisi economica.
Una richiesta legittima, un modo diverso di onorare la patria che non andrebbe sottovalutato né letto come lontananza dai valori della coesione nazionale che, al contrario, potrebbe essere manifestata attraverso una rinuncia importante. E, magari, destinare i fondi previsti per la parata militare al soccorso delle popolazioni colpite dal sisma, senza contare che una parte degli uomini dispiegati a Roma potrebbe essere di supporto a quelli già dispiegati nelle zone terremotate.
L’idea ha trovato sponde anche nel mondo politico, seppure con toni diversi. Come la proposta di Flavia Perina che invita alla massima sobrietà, pur chiedendo che l’appuntamento annuale non venga soppresso. Contrario alla soppressione della parata si è detto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che dubita sulla possibilità che una decisione del genere possa avere effetti positivi. Ma il popolo di twitter non si ferma: per quest'anno l'Italia rinunci all'evento. E da Montecitorio, in serata, il presidente della Camera Gianfranco Fini precisa - in seguito ad alcune "interpretazioni" date dalla stampa - che la proposta del Futurista non è «riconducibile al suo pensiero».
