Obiettivo crescita. Mario Monti dà i compiti per le vacanze ai ministri, considerando non esaustivi i dossier illustrati durante l’ultimo consiglio dei ministri prima della sospensione estiva. Così, i ministri interessati il 24 agosto dovranno presentare, nei minimi dettagli, idee, proposte e progetti. Solo da quel momento potrà partire l’ultima fase del programma di governo.
Il contenuto dell’agenda, comunque, è noto. Ci sarà il nuovo decreto sulla crescita, il secondo atto delle semplificazioni su cui sta lavorando Corrado Passera, nuove misure per la spending review di cui si occuperà Piero Giarda, nonché l'attuazione degli strumenti già individuati per la riduzione del debito pubblico. A questo proposito, le proposte – tra loro diverse – avanzate dalla maggioranza sono orientate a sferrare un colpo duro e secco a quella massa di circa duemila miliardi, ma il governo, d'intesa con Bankitalia, ha scelto una linea più morbida. Come già annunciato giorni fa si partirà con un programma pluriennale di dismissioni per 15-20 miliardi l'anno, pari all'1 per cento del Pil.
E in tema di dismissioni dal Cdm è arrivata una notizia concreta sulla conservazione di quelle industrie ritenute strategiche, soprattutto nei settori della sicurezza nazionale e della difesa (il riferimento è a quelle realtà come Eni, Enel, Terna e Finmeccanica). È stato previsto il ricorso alla cosiddetta golden power che impedirà scalate poco gradite. La differenza rispetto agli schemi soliti è i passaggio ai poteri speciali, più di controllo che di proprietà. Ma non si esclude che da alcuni settori della maggioranza possa arrivare la richiesta di regole più rigide, per rendere meno agevole le scalate da parte di investitori esteri.
Sarà una pausa più serena per parte dell’ordine giudiziario. Il consiglio dei ministri ha difatti rivisto il piano di soppressione di tribunali e procure. Sono salve sei sedi tra quelle maggiormente impegnate nella lotta alla criminalità organizzata: nessuna chiusura per Caltagirone e Sciacca in Sicilia, Castrovillari, Lamezia Terme e Paola in Calabria e Cassino nel Lazio. E questo perché, come ha sottolineato il ministro della Giustizia, Paola Severino, nella lotta alla mafia l’esecutivo «non intende in alcun modo arretrare, nemmeno sul piano simbolico».
