Un movimento anti-Fava, ecco quello che ci vuole. Potrebbe sembrare una battuta di cattivo gusto ma non lo è. Anzi, il tema è serio e dirompente. È necessario, infatti, per ripristinare un clima di serenità e per difendere la libertà di espressione in Rete protestare contro l'approvazione dell'articolo 18 della nuova legge comunitaria, alias l'emendamento Fava, dal nome dell'onorevole che lo ha proposto.
Le norme contenute nell'articolo impongono non solo uno stop al commercio elettronico, ma un vero e proprio impoverimento della Rete, annullando persino l'intervento dell'Autorità Giudiziaria nel caso di segnalazione da parte di un qualunque soggetto della presenza di contenuti illeciti. Insomma, peggio del SOPA. Eppure i giornali non ne parlano. Benché l'approvazione dell'emendamento sia avvenuta in Commissione politiche comunitarie ormai da due giorni, regna sovrano il silenzio. Come se in fondo non si potesse fare nulla, come se il web italiano fosse ormai rassegnato a un clima angusto e liberticida.
Per questo è il momento di mobilitarci, come è avvenuto contro le due proposte americane, SOPA e PIPA. E bisogna farlo con ancor più forza perché il crimine, l'assassinio doloso del web, avviene sotto i nostri occhi in una atmosfera ovattata e silente. In un paese dominato dal disincanto, abituato a fare spallucce. Stavolta no. Stavolta mobilitiamoci per un movimento anti-Fava. Per gridare tutto il nostro amore verso la libertà.







