Sat11222014

Molliamo il freno a mano

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A distanza di quasi un anno da quel 22 aprile, da quando ciascun cittadino onesto, sia di destra che di sinistra,  ha iniziato ad intravedere la possibilità di porre fine al berlusconismo grazie a quel dito puntato,  mi chiedo cosa abbiamo fatto per dar seguito a quella sollevazione delle coscienze libere che, da Mirabello a Milano, passando per Bastia Umbra, si è ritrovata all’interno del progetto Futuro e Libertà.
 
La risposta è presto data: tutto e niente! 
 
Ebbene si, perché se all’entusiasmo di tanta gente che sin dalla prima ora si è mossa convintamente per dare un corpo e un’anima all’intuizione politica di Gianfranco Fini; se alla voglia di riscatto di un’intera generazione che si è sentita oppressa all’interno dei confini del berlusconismo; se alla speranza di tanti giovani studenti che hanno invitato sui tetti delle facoltà i deputati di FLI; se a tutta questa enorme potenzialità abbiamo messo le ganasce, quasi soffocando, in alcuni momenti, lo spirito futurista e il desiderio di rottura di tanti militanti e la curiosità positiva di chi guardava a questo progetto politico e a questa comunità umana, come ad un’alternativa possibile, ecco che i due pesi si compensano ed ecco che la capacità di attrazione di FLI si riduce ai minimi termini.
 
A Mirabello l’entusiasmo puro, la lucida follia di chi sognava di andare oltre; a Bastia la consapevolezza che il sogno poteva realizzarsi; a Milano l’istituzionalizzazione e la conseguente realizzazione parziale del sogno. 
 
Tutto ciò perché? Per la paura di perdere il pedigree di pura razza destra? Per contenere il fuggi fuggi di qualche parlamentare che sarebbe stato meglio non imbarcare? Per non creare grossi problemi a Casini e soci? Per non dispiacere  le gerarchie vaticane? Per paura di essere confusi con i girotondini? Qualunque sia stata la motivazione, non possiamo non riconoscere che questo freno a mano tirato ha fatto più male che bene: ci ritroviamo con lo sconforto di una parte considerevole della cosiddetta base. 
 
Ci rendiamo conto che nella ricetta manca il sale perché qualcuno, abituato ad essere insipido per natura, ha, puntando i piedi e minacciando di abbandonare il desco, costretto tutti ad una dieta insapore. 
 
Abbiamo ancora voglia di stare ai diktat e alle rappresaglie di chi vuole propinarci il solito menù  cucinato dal cuoco Michele o sentiamo sempre più insistentemente l’esigenza di metterci in prima persona ai fornelli per inventare nuove e gustose ricette, magari provando anche a mischiare gli ingredienti? 
 
Vogliamo continuare a sentire chi ci dice che dobbiamo essere post-berlusconiani o vogliamo orgogliosamente manifestare la nostra dura opposizione scendendo in piazza e gridando la nostra rabbia? Berlusconi è ancora li, a distruggere la nostra Repubblica, a minare le nostre Istituzioni, a cacciare Flavia Perina dal Secolo, a foraggiare le campagne diffamatorie di giornali e giornalisti che tiene a libro paga, a scardinare lo stato di diritto e a portare l’Italia ai margini del consesso politico internazionale. 
 
Un amico, qualche sera fa e con un’espressione tanto colorita quanto diretta, ha detto una sacrosanta verità: “saremo post-berlusconiani quando Berlusconi si sarà levato dalle palle”.
 
Gianfranco Fini ha aperto un’autostrada, ci ha fatto capire che tutto è possibile, adesso sta a noi percorrerla mollando i freni e riscoprendo lo spirito originario che ci ha visto stringerci tutti intorno a lui. Armiamoci di coraggio, siamo capaci di sollevare la voce contro chi cerca di minare le fondamenta della casa comune, contro chi troppo spesso dimentica i punti e i valori espressi in quel Manifesto per l’Italia che tutti abbiamo sottoscritto e, se ne va della nostra dignità, puntiamo il dito contro qualunque dirigente o presunto tale che contravvenga a quei principi. Le uniche perdite che dobbiamo arginare, sono quelle delle persone perbene, delle facce pulite, dei giovani che hanno investito parte della loro vita in un progetto nel quale hanno creduto. I seggi parlamentari, in una fase come questa, contano quanto il due di briscola. Se qualcuno, nostalgico dei fasti di governo e sottogoverno, vuole andare via… prego, quella è l’uscita.


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