Tue12232014

Back BLOG Roberto Bertoni - Democrat Il fenomeno Grillo al netto dei “vaffa”

Il fenomeno Grillo al netto dei “vaffa”

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Con tutto il rispetto che si deve sempre agli avversari politici, il Movimento 5 Stelle dà tanto l’impressione di essere simile alla bolla immobiliare che ha travolto la Spagna: crea un’illusione di benessere, di rinascita, di sviluppo e poi, inesorabilmente, tradisce chi vi si è affidato con gioia, con entusiasmo e con quella purezza di sentimenti che può sembrare addirittura ingenuità in una società così abituata all’egoismo, all’avidità e ai secondi fini. E lascia macerie dietro di sé, molte macerie, proprio come il violentissimo terremoto che di recente ha sconvolto l’Emilia.

Tradisce perché – per ammissione del suo stesso fondatore – il Movimento non ha un vero e proprio programma ma si limita ad indicare degli obiettivi da realizzare, soprattutto attraverso il ricorso alla democrazia diretta che, nelle intenzioni degli stellini, dovrebbe trasferirsi dal web alla partecipazione popolare ai referendum. Lascia macerie perché la maggior parte di quegli obiettivi è irrealizzabile, come spesso viene rimproverato al suo demagogico leader.

Tuttavia, al netto dei “vaffa” e degli altri epiteti più o meno sguaiati del loro mentore, gli stellini hanno pure delle buone idee; anzi, alcune di queste, depurate dal populismo grillesco, sono davvero da prendere in considerazione ed inserire nel programma elettorale dello schieramento progressista, in quanto sono molto in sintonia con le richieste e i desideri dell’elettorato di centrosinistra che oggi fatica a riconoscersi nelle proposte e negli intenti programmatici dei partiti ufficiali e preferisce affidarsi a questa novità del tutto inedita nel complesso panorama politico italiano.

Perché, dunque, se queste sono le premesse, siamo convinti che alla fine il Movimento si dissolverà? Perché guardandoli negli occhi, ascoltando i loro progetti, tentando faticosamente di confrontarci con loro nonostante i veti e i diktat del loro megafono, ci siamo resi conto che la maggior parte dei suoi componenti non sono degli esagitati in adorazione del Savonarola di turno ma delle persone perbene, dei cittadini semplici e determinati, indignati e desiderosi di riscossa, che chiedono alla politica, e in particolare al centrosinistra, di essere ascoltati e di fornire risposte chiare, concrete, convincenti e realmente alternative per uscire da questa maledetta fase di crisi.

E le idee, sia pure con qualche intoppo, sia pure in maniera non sempre limpida e sia pure in seguito ad un dibattito estenuante, stanno iniziando ad arrivare, come dimostra l’apertura di Bersani alle Primarie per la scelta del Premier e il netto rifiuto di sedersi al tavolo delle nomine del prossimo Cda Rai, considerando anche il fatto che verrebbe designato per l’ennesima volta in base ai criteri fissati dalla Legge Gasparri.

Insomma, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, in questo convulso periodo pre-elettorale, è tutto un pullulare di possibili liste civiche, di candidati della società civile e di nomi nuovi da coinvolgere attivamente nella prossima legislatura, di proposte di Primarie per qualunque cosa, di proclami sul rinnovamento ed il ringiovanimento della classe dirigente: segnali evidenti che il campanello d’allarme delle Amministrative è suonato eccome e ha iniziato a produrre i primi effetti positivi.

Più nel centrosinistra che nel centrodestra, a dire il vero, ma la cosa non ci sorprende affatto, visto che da una parte c’è comunque un partito strutturato che funge da perno della futura coalizione e comincia a delinearsi un quadro d’insieme per quanto riguarda le possibili alleanze tra i partiti e i movimenti che la dovrebbero comporre; dall’altra, invece, si brancola nel buio, si cerca di inventare qualcosa ma con scarsa fortuna, si ricorre a formule ormai stantie, ci si affida al movimentismo della Santanchè e alle dichiarazioni muscolari di Gasparri e La Russa, mentre Galan auspica il ritorno a Forza Italia e allo spirito del 1994 e si respira da lontano un’aria di smobilitazione generale.

Eppure, a dispetto dei sondaggi che danno il Movimento di Grillo in costante ascesa, qualcosa si sta muovendo persino lì, a dimostrazione di quanto siano errate le analisi di numerosi opinionisti e commentatori, secondo i quali i “vecchi partiti” (definizione quanto mai fumosa) hanno fatto il loro tempo. Se per vecchi partiti, s’intende l’impianto organizzativo ed ideologico novecentesco, è senz’altro così; se, al contrario, si vuole accreditare l’idea che Grillo e movimenti simili al suo possano sostituire i partiti tout court, allora si incorre in uno sbaglio macroscopico.

I cittadini, infatti, votando il Movimento 5 Stelle o scegliendo addirittura di astenersi, hanno  espresso in maniera plateale la propria contrarietà nei confronti di determinate decisioni, molte delle quali legate ai provvedimenti assunti dal governo Monti, e inviato un chiaro avviso al mondo politico nel suo insieme: vogliamo partiti all’altezza di una fase di ricostruzione e del tanto decantato passaggio alla cosiddetta “Terza Repubblica”. Pertanto, si tratta di un arrivederci dettato dal disincanto e dalla disillusione, non di un addio definitivo, almeno per ora.

Per fortuna, all’ultima occasione disponibile, pare che i partiti, per lo meno i principali, abbiano deciso di raccogliere la sfida; il che è senz’altro un bene per il nostro Paese, paralizzato e immobile a tutti i livelli (e quello istituzionale non fa certo eccezione) da oltre un decennio.

Difatti, nel momento in cui ideali e valori dovessero rimettersi in cammino, almeno nel campo progressista, dal quale Grillo attinge la maggior parte dei propri consensi, chi di recente vi si è rivolto per disperazione o quanto meno per dare una scossa, comprenderebbe l’impossibilità, per una formazione del genere, di passare dalla protesta alla proposta e avvertirebbe nuovamente il desiderio di affidare le proprie istanze di cambiamento a strutture solide ma rinnovate, forti e autorevoli proprio perché contendibili anche dall’ultimo dei militanti o da coloro che finora hanno preferito spendere il loro impegno civico in altri ambiti della società.

Sta ora ai partiti, tutti, accorgersi e far tesoro delle straordinarie opportunità che hanno di fronte in questo momento di svolta che non esiterei a definire epocale. Se sapranno coglierle fino in fondo, il fenomeno Grillo si sgonfierà all’istante e rimarrà nella storia come il frutto della disaffezione di una stagione di incertezze. In caso contrario, se all’interno di essi dovessero prevalere i tentennamenti e dovesse diffondersi ancora una volta il malefico virus dell’autoconservazione, si ingrandirebbe ulteriormente finché, alla prova dell’amministrazione, non dimostrerebbe in maniera lampante le proprie profonde contraddizioni interne. Ma a quel punto sarebbe troppo tardi, e un duplice tradimento, dopo i tanti che hanno già subito, gli italiani non sarebbero disposti ad accettarlo né a perdonarlo a nessuno.



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