Wed07302014

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Il Pd alla sfida del Partito della nazione

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Tra le tante manovre che stanno caratterizzando questa convulsa fase politica, una delle più interessanti è senza dubbio quella portata avanti da Pierferdinando Casini e dal suo partito. L’idea di sciogliere l’Udc per costituire un soggetto più ampio, che probabilmente comprenderebbe anche alcuni ministri dell’attuale governo, un pezzo di società civile, qualche intellettuale e una parte del mondo imprenditoriale (Montezemolo?), è senz’altro ambiziosa e sotto certi aspetti apprezzabile, poiché tende a far chiarezza in un campo, quello del Terzo polo, i cui contorni, al momento, appaiono alquanto indefiniti.
Cos’è? Chi ne fa parte? Fin dove può arrivare? Posto che i leader di questa nuova coalizione dovrebbero essere Fini e Casini, con un discreto apporto di Rutelli e forse dell’Mpa, non si è ancora capito dove voglia andare a parare questo raggruppamento, se intenda stringere delle alleanze e, in caso di risposta affermativa, con quale dei due schieramenti già esistenti e rodati. Questo allo stato attuale delle cose.
Tuttavia, se, come sembra, dovesse andare in porto il progetto di Casini, favorito da una consistente fuoriuscita di senatori dal Pdl, guidati da Beppe Pisanu, e dovesse riuscire ad includere anche gli attuali compagni d’avventura, Fini e Rutelli, avremmo finalmente un quadro politico ben delineato anche al centro; il che semplificherebbe non poco l’analisi politica in vista delle elezioni del 2013.
Infatti, uno dei temi cruciali del dibattito in corso è: in quale bacino di voti andrà a pescare questo nuovo soggetto? E, dal punto di vista del Partito democratico: quant’è ampio il rischio che possa attrarre a sé i presunti “scontenti” dell’area cattolica? Una significativa risposta in tal senso l’ha fornita, di recente, Dario Franceschini, affermando: “Quello di Casini è sempre un processo di ristrutturazione nell’area centrale, e non credo che ci sia una capacità di attrazione al di fuori di quei confini. Il futuro del Paese, quale che sia la legge elettorale, è il normale schema progressisti contro conservatori, cioè Pd contro Pdl. Poi l’Udc o i suoi eredi, dovrà scegliere da che parte stare. Il futuro è un’alleanza progressisti-moderati”. Ma non si è limitato a questa semplice considerazione, che qualcuno potrebbe addirittura definire scontata; è andato oltre, facendo i nomi dei possibili alleati: “Penso che l’Italia dei Valori si stia caratterizzando sempre più con i caratteri dell’antipolitica. Invece Vendola penso che possa stare in una prospettiva in cui il Pd è il baricentro di una coalizione progressisti-moderati. Quindi un’alleanza con Sinistra e Libertà e una forza al centro, cioè l’Udc e i suoi successori. Questa maggioranza, che può sembrare strana, sarebbe un normale centro-sinistra europeo, che avrebbe il consenso politico e sociale per affrontare il lavoro di ricostruzione che ci attende nella prossima legislatura”.
È ovvio che poi bisognerà vedere cosa sceglierà di fare questo Partito della Nazione (o come si chiamerà all’epoca) e da chi sarà composto, quale sarà il suo programma, quali saranno i suoi progetti e le sue proposte per il Paese. Fatto sta che la sua costituzione dovrebbe avere il meritorio compito di porre definitivamente termine alla stagione berlusconiana, ricostituendo un’onesta formazione di centro con la quale il confronto sarebbe per noi progressisti all’ordine del giorno.
Ricordate ciò che scrissi nel mio primo articolo per questa rubrica? “L’Italia in cui credo è un’Italia che ce la può fare, che ce la vuole fare ma sa che sarà necessario l’impegno di tutti, un impegno alto e collettivo nell’interesse del Paese e contro ogni forma di conservatorismo”. Era la fine di ottobre dello scorso anno, mancavano circa due settimane alla caduta di Berlusconi e ora posso rivendicare con orgoglio di aver previsto correttamente ciò che sarebbe poi avvenuto in seguito alle dimissioni del Cavaliere.
Difatti, un’Italia diversa, migliore e più pulita di quella incarnata dal berlu-leghismo era maturata già da un pezzo, solo che faticava ad emergere.
Adesso ci sta finalmente riuscendo, sia pure a piccoli passi, e questo soprattutto grazie alla lungimiranza di chi ha anteposto il bene della collettività ad un sicuro successo elettorale.
Pertanto, condivido quanto ha detto Franceschini: il PD non deve temere la nuova aggregazione di centro ma trovare subito dei punti d’incontro e avere il coraggio di avviare insieme il percorso di ricostruzione del Paese, anche nel caso in cui le due formazioni dovessero continuare ad agire in parallelo o essere addirittura avversarie.



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