Eppure con la tangente buttata nel cesso di Chiesa pensavamo di averle viste tutte. Ma dal piatto di lenticchie di Esaù alle cozze (pelose, mi raccomando) la strada sembra proprio breve. Siamo sempre lì: caciotte, pesci da tenere nella vasca Fantozzi-style, molluschi e parassiti sono sempre la solita pappa. Ci sono nomi, propri di persona o comuni di cosa che rimangono, fatalmente, nella storia: Girolimoni, il mostro di Roma, oggi è diventato un aggettivo: la gente ne parla come se fosse una entità astratta. E probabilmente queste gustose cozze pelose (al pari della donna baffuta) saranno destinate ad entrare nel novero del luogo comune, della coscienza collettiva, nello spirito profondo della nazione. Una nazione di santi (guardate Bondi), poeti (toh, ancora Bondi!), navigatori (Schettino e D’Alema) trasmigratori (Cicchitto) che adotta nel suo background culturale avvenenti nipoti di dittatori, mancati preti alla Giovanardi e pescatori di cozze pelose è davvero un paese che può sperare nel futuro? Vi ci vedete a raccontare la storia d’Italia 1992-2012? Vent’anni di tangenti dal mariuolo del Pio albergo Trivulzio, passando per il patto della crostata Letta fino alle cozze pelose del barese Emiliano? Le tangenti (i regali?) uno pensa, siano cose per gente seria, preparata. Si pensa il classico uomo serio, in doppiopetto e occhiali da sole con ventiquattrore in mano che offre “paccate di miliardi” al potentissimo (e furbo, quindi magari intelligente) politico di turno. Ora siamo finiti alle cozze e ai pesci spada. E poi criticavamo i cannoli di vasa-vasa Cuffarò. No, non ci siamo, signori miei. Anche nell’essere corrotti, anche nel ricevere doni, regali, favori, tenerezze, effusioni, ammiccamenti, ci vuole stile. E’ come andare a puttane con una donna baffuta, che poi sarà pure sempre piaciuta, ma a chi, rimane tutt’ora un gran bel mistero.
Fenomenologia delle cozze pelose
- Domenica 18 Marzo 2012 22:31


