Mon09012014

Back BLOG Stefano Poma - L'italiano Vaticano ti sorridono i Monti

Vaticano ti sorridono i Monti

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Dall’incontro avvenuto a fine novembre dopo l’insediamento di Mario Monti a Palazzo Chigi tra il nuovo premier e Papa Ratzinger era facile prevedere il contributo che la Chiesa avrebbe pagato per aiutare gl’italiani a uscire dalla crisi: zero. Ancora una volta gl’italiani devono aiutarsi da soli; per salvare se stessi e i cantastorie che, nel folclore italiano, esercitano la prosopopea che sempre attrae un popolo d’ignoranti. Come di recente ha scritto Paolo Di Stefano sul Corriere riportando un intervento di Tullio De Mauro “il settantun percento della popolazione italiana si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà”. In pratica, sette italiani su dieci sono semianalfabeti. E finché la politica sarà lo specchio del Paese, anziché salvarsi con l’alfabetizzazione, si cercherà l’aiuto divino. Gl’insegnanti di religione in Italia sono 26.326, e costano allo Stato un miliardo e cinquecentomilioni di euro all’anno. Che è quasi la metà di quanto entrerà quest’anno con la minor spesa pensionistica al lordo del fisco. Si seguita a fare sacrifici, privarsi di qualcosa, stringere la cinghia: sempre per gli stessi. Sempre per i poveri, che sono quelli più colpiti dalle farse, dalle truffe e dal fisco. La loro cantilena è sempre questa: “Dobbiamo avere il cuore dei piccoli, dei poveri in spirito, per riconoscere che non siamo autosufficienti, che non possiamo costruire la nostra vita da soli, ma abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di incontrarlo, di ascoltarlo, di parlargli”, come detto da Ratzinger questa mattina all’Udienza Generale. “I sacrifici fanno parte della vita” seguitava il cardinale Bertone. In un’orgia di applausi e consensi da parte dei poveri colpiti dalla crisi. L’Uaar ha stimato che la Chiesa cattolica pesa annualmente sulle casse dello Stato italiano per sei miliardi e ottantasei milioni di euro. Più d’un miliardo solo con l’otto per mille. Cinquecento milioni di euro a causa della mancata riscossione Ici, cento per quella dell’Iees, centocinquanta per l’Irap, cento per l’Iva. Quattrocento milioni di euro sono i contributi delle amministrazioni locali alle scuole cattoliche. Un Paese al rovescio il nostro: uno Stato laico dove, anziché al laicismo, si fa la corsa alla prima chiesa, per legittimare la propria figura. In politica il laicismo è vietato. Tutti, o sono, o si fanno credere cattolici. Ne è del riempimento della scheda elettorale. Il laico, e peggio l’ateo, è un malvisto. I malvisti in Italia sono peggio dei delinquenti. Basta mettere la Croce sopra al crimine e il piede di porco si trasforma in bastone dal pomo d’avorio. Popolo di ciechi il nostro. E di politici ciechi; ne è un esempio l’acuto Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc, spalla del brizzolato Casini: “Sono contrario e comunque la Chiesa paga già l’Ici sugli immobili destinati ad uso commerciale. Si vuole mettere agli immobili destinati ad uso caritatevole come la Caritas? Invece di dare più soldi ai poveri li togliamo”. Il solito cazzaro che parla a un popolo di beoti che crede alle cazzate di questa gente. La Chiesa non paga l’Ici nemmeno sugli immobili adibiti ad attività commerciali. E, come spiegato molto bene dal resoconto sulla ricerca Uaar, il decreto legge n. 223/2006 ha eliminato l’esenzione totale, ma ha stabilito che l’esenzione si intende applicabile alle attività che non abbiano esclusivamente natura commerciale. Dunque è sufficiente che all’interno dell’immobile destinato ad attività commerciale si mantenga una anche piccola struttura destinata ad attività religiose per garantire l’esenzione dall’Ici all’intero edificio. E poi ancora l’acuto Buttiglione: “Basta con questo attacco vergognoso contro la Chiesa basato su questi antichi pregiudizi”. Dove sia quest’attacco lo sa solo Buttiglione. Gl’italiani l’attacco l’hanno visto sull’aumento di: misure sulla casa, che graveranno per undici miliardi. Tre miliardi e ottocento milioni in peno ai pensionati. Sedici miliardi e mezzo in più sugli acquisti, con l’aumento delle aliquote Iva del dieci e ventuno percento. Quattordici miliardi in più sull’aumento della benzina. Più di due miliardi sull’aumento dell’addizionale Irpef. E così via. Questa del governo Monti era un’occasione unica. Soltanto un governo tecnico, in Italia, poteva apportare delle modifiche agli accordi economici tra Stato e Chiesa. Un governo eletto se ne guarderebbe bene. All’italiano toglietegli tutto ma non la sua fede.

 



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