Tue10212014

Back BLOG Stefano Schiavi - Socrate Adesso vera meritocrazia interna: via chi ha sbagliato

Adesso vera meritocrazia interna: via chi ha sbagliato

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In fin dei conti sono sempre stato un rompiscatole, uno contro. Uno che le cose non le mandava a dire, probabilmente anche per questo non ho fatto carriera politica e nemmeno professionale. Dire le cose come stanno, guardare avanti e prevedere non certo il futuro ma come le cose potrebbero andare, non è un pregio in questa Italia ameritocratica ma un vero e proprio difetto. Pacca sulla spalla, tanti complimenti, anche sinceri, tutti sanno il tuo valore e la tua valenza professionale però.... Però sei un rompiscatole, uno di quelli che non accetta compromessi sporchi, uno di quelli da temere perchè usa il cervello, uno di quelli troppo rispettato. Insomma, uno da emarginare.

È sempre stato così nella mia vita politica e professionale, ma è pur vero che me ne sono sempre fregato perchè, in fondo, ho una bella famiglia, una moglie che adoro due figli stupendi e poco importa se la disoccupazione mi divora da due anni. Sono abituato alle difficoltà della vita, fin da ragazzino. Non è un problema per me, so stare a galla nel disastro completo. La strada, quella che molti di noi hanno percorso, spesso anche insieme, mi ha e ci ha insegnato molto.

Ci ha insegnato a rimanere in piedi in un mondo di rovine, ma ci ha anche insegnato a mettere un punto fermo oltre il quale non si può andare. Nessuno può andare, specie quelli che hanno fatto finta di stare per strada mentre, in realtà, costruivano le loro fortune nelle stanze delle segreterie. Sempre all'ombra di chi invece "combatteva" battaglie di vita, giuste o sbagliate che fossero.

Beh oggi è giunto il momento di mettere quel famoso punto. È giunto il momento di imporsi e imporre uno stop a tutti quei saltimbanchi della politica, a quei signorotti di campagna, a quei personaggi che pensando di essere dei piccoli ras hanno distrutto quanto di buono era stato creato dal nulla, o meglio da sane radici storiche e culturali. È  giunto il momento di abbattere quei "cavalli di Troia" che portano al loro interno i germi di un vecchio modo di pensare e di fare politica. Un metodo fatto di sotterfugi, chiacchiere, ripicche, calcoli, pugnalate alle spalle, di cui sono maestri, menzogne e veleni pur di rimanere a galla. Pur di vedere assicurato il proprio posto, la propria poltrona.

Adesso dico basta, lo dico da Stefano Schiavi semplice iscritto e militante di Fli visto che non ho nessun incarico, ma lo dico anche da "Socrate" che qualcosa di più di Stefano Schiavi conta, se non altro per la storia politica alle spalle. Personalmente sono uno di quelli che ci ha messo la faccia, che si è preso gli insulti di tanti amici per la scelta fatta. Ma sono anche una persona che non torna indietro e che non è abituato a tradire. Nemmeno dopo le numerose pugnalate alle spalle ricevute negli ultimi mesi da chi doveva, invece, essera da supporto all'azione politica del partito. Ma sono anche uno di quelli che non chiede, nemmeno di fronte alle necessità oggettive del vivere quotidiano. E non sono nemmeno uno che porge l'altra guancia, cristianamente parlando. Per questo ora dico basta. Specie ora che la strada è stata tracciata una volta per tutte da Gianfranco Fini.

Ora non c'è più nessuna scusante. E nemmeno posso più accettare che tutto quanto detto da Fini venga ridotto a semplici mail dove si chiede di dare forza al partito facendo iscrizioni e tesseramenti. La politica, quella vera, è altra cosa. È presenza sul territorio è supporto. È dare e non solo chiedere. È concretezza, è progettualità e non chiacchiere al vento: chi ha sbagliato deve pagare il conto. Deve avere l'umiltà di farsi da parte senza pensare al proprio tornaconto personale ma al bene del partito. Chi invece ha lavorato, senza soldi, senza mezzi, senza appoggi particolari, deve essere premiato e non parlo solo di militanti di base, ma anche di dirigenti che meritano per l'impegno reale profuso. Meritocrazia, insomma. Una parola con cui molti si sciacquano la bocca in continuazione pur essendo i primi a disattenderla. C'è una prateria sterminata fuori da quella finestra che attende solo di essere percorsa, ma da persone serie non da arruffoni e magliari. Se riusciremo a fare questo andremo lontani, se continuiamo a rimanere fermi al palo legati da lacci e lacciuoli sarà meglio andaresene a casa.



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