Fri10242014

Back BLOG Vincenzo Galluccio - Carta straccia Il caso di Rivarolo Canavese

Il caso di Rivarolo Canavese

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Operazione Minotauro atto due. Il comune di Rivarolo Canavese è infatti stato sciolto per mafia, comune che si aggiunge al comune di Leinì al quale era toccata la stessa sorte pochi mesi prima. Una terra martoriata dalle
infiltrazione della ‘ndrangheta quella del Piemonte, dilaniata dai capibastone che fanno affari e prosperano sempre più, trovando consenso tra la popolazione anche attraverso le piccole cose, per esempio facendo favori e risolvendo
piccole controversie, riuscendosi a guadagnare così l’inserimento nel contesto sociale. A finire nei guai è stato il segretario generale del comune di Rivarolo Canavese Antonio Battaglia. Il sindaco Bertot non è indagato ed ha
ricevuto la solidarietà di tutto il Pdl. Battaglia aveva preparato la campagna elettorale per le elezioni europee del 2009 proprio di Bertot ed in quella circostanza gli avrebbe fatto conoscere Giuseppe Catalano, un pregiudicato
mafioso ai domiciliari, morto suicida un mese fa ed altri esponenti mafiosi definiti dai pm come ‘’ alcuni degli affiliati della ‘ndrangheta più rappresentativi della provincia di Torino’’. Catalano in cambio dell’appoggio avrebbe ricevuto una contropartita di 20mila euro. A queste parole ficcanti Bertot ha replicato che Catalano è solo ‘’una delle tante persone incontrate in campagna elettorale’’. Ma nella terra piemontese potrebbe toccare la stessa amara sorte anche ad altri comune in odore di mafia come Courgnè, San Giusto Canavese, Chivasso, Nichelino, Moncalieri senza contare i magistrati hanno identificato la presenza di tre ‘’locali’’ a Torino. Proprio nello scorso giugno i magistrati diedero inizio a quest’imponente operazione, l’operazione Minotauro appunto, ammanettando centocinquanta persone tra i quali spiccavano mafiosi ‘ndranghetisti che erano soliti intrattenere rapporti con politici altolocati. Per esempio Salvatore Demasi, definito dai pm un ‘’padrino’’ legato ad esponenti di primo piano della ‘ndrangheta come le famiglie Romeo, Pelle e Vottari di San Luca, il quale aveva instaurato contatti e rapporti con il deputato Pd Lucà originario di Gioiosa
Jonica, e proprio Lucà tentava attraverso Demasi di ottenere voti per le primarie al comune di Torino per sostenere l’attuale sindaco Piero Fassino, che non avuto alcun ruolo ed è totalmente estraneo alla vicenda. Una terra recisa è
il Piemonte, regione in cui operano diversi referenti di importanti famiglie come i Pesce-Bellocco, Morabito, Bruzzaniti, Ursini, Mazzaferro, Morando, Trimboli. Ma qui non siamo nella Locride o nella piana di Gioia Tauro. Siamo nel ricco ed operoso nord. Siamo in Piemonte.



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